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White label per social media manager

Un social media manager costruisce nel tempo un rapporto di fiducia molto stretto con i propri clienti. Li conosce, conosce il loro brand, sa come comunicano e a chi si rivolgono. È spesso la prima persona che il cliente chiama quando ha una domanda sul digitale, qualsiasi domanda, anche quelle che non riguardano i social.

“Puoi aiutarmi anche con il sito?” è una di queste domande. Arriva quasi sempre, prima o poi. E quasi sempre genera imbarazzo: il social media manager sa di non essere la figura giusta per rispondere, ma sa anche che passare il cliente a qualcun altro significa perdere il controllo su una parte importante della relazione.

Il modello white label permette di rispondere sì a quella domanda, senza dover diventare sviluppatori.

Perché la richiesta di siti arriva sempre dal cliente social

Il social media manager è il professionista digitale con cui le PMI italiane hanno il rapporto più continuativo. Si sentono ogni settimana, condividono risultati, discutono di strategia. Quella prossimità crea fiducia, e la fiducia genera domande che vanno oltre il perimetro del servizio originale.

Il sito web è la naturale estensione di quella conversazione. Il cliente che investe nei social vuole che tutto il suo digitale funzioni in modo coerente: i post puntano al sito, il sito deve raccogliere i contatti generati dalle campagne, le landing page devono convertire il traffico dai social. La coerenza tra social e sito non è un optional: è una necessità operativa che il cliente percepisce chiaramente.

Quando il social media manager non può gestire il sito, il cliente si ritrova a coordinare due fornitori diversi che raramente comunicano tra loro. Il risultato è quasi sempre incoerenza visiva, tempi lunghi e un’esperienza frustrante per il cliente finale. Un social media manager che riesce a gestire entrambe le dimensioni risolve un problema reale, non vende qualcosa di superfluo.

Cosa può offrire concretamente un social media manager con il white label

L’offerta che un social media manager può costruire con un partner white label non deve essere quella di una web agency completa. Deve essere quella di un professionista digitale che garantisce coerenza tra la presenza social e quella web del cliente, affidando al partner la gestione integrale del progetto: design e sviluppo.

I siti istituzionali semplici sono il caso più comune: poche pagine, contenuti chiari, form di contatto, integrazione con i profili social. Il social media manager porta al partner quello che conosce meglio del cliente: il brand, il tono di voce, il pubblico, gli obiettivi di comunicazione. Il partner progetta e sviluppa il sito partendo da quelle informazioni, nel rispetto delle linee guida visive esistenti.

Le landing page per campagne specifiche sono il caso d’uso più naturale: il social media manager definisce la campagna e gli obiettivi, il partner costruisce la pagina di atterraggio coerente con quella strategia. Il cliente ha un funnel completo gestito da un unico fornitore, senza dover coordinare figure diverse con linguaggi diversi.

I siti per creator e professionisti individuali, portfolio, siti di presentazione, pagine per prenotazioni o vendita di servizi, sono un’altra categoria naturale. I clienti di molti social media manager sono esattamente questi profili: consulenti, coach, artigiani, professionisti che hanno bisogno di una presenza web semplice ma curata. In questi casi il partner gestisce tutto il progetto digitale, dalla UX al codice, mentre il social media manager garantisce la coerenza con la comunicazione social già in corso.

Come gestire la relazione col cliente senza competenze tecniche

Il timore più comune tra i social media manager che valutano di aggiungere il web alla propria offerta è di non avere le competenze per seguire un progetto di questo tipo. È un timore comprensibile ma che nella pratica si ridimensiona rapidamente, perché il loro ruolo non è fare il lavoro tecnico o creativo: è portare la conoscenza del cliente e gestire la relazione.

Il social media manager conosce il cliente meglio di qualsiasi agenzia web che lo incontra per la prima volta. Sa come comunica, cosa gli piace, cosa lo irrita, quali sono le sue priorità. Quella conoscenza è il contributo più prezioso che può dare al progetto, e che nessun partner tecnico può replicare senza mesi di relazione diretta.

Le domande tecniche che arrivano durante un progetto web si gestiscono con un processo semplice: si riceve la domanda dal cliente, la si trasmette al partner, si restituisce una risposta chiara entro un tempo definito. Con qualche progetto alle spalle quella routine diventa automatica e richiede pochi minuti.

La gestione dei contenuti testuali è invece un’area in cui il social media manager ha già competenze consolidate. Sa come raccogliere testi e materiali dai clienti, sa come organizzarli e sa quando qualcosa non funziona dal punto di vista comunicativo. Quella competenza si trasferisce direttamente al progetto web, rendendo la fase di raccolta dei contenuti molto più fluida rispetto a quanto un’agenzia web generalista riesca a fare partendo da zero.

Il vantaggio della coerenza tra social e sito

Un social media manager che gestisce sia i social che il sito del cliente ha un vantaggio competitivo che nessun altro fornitore può replicare: la coerenza. Il tono di voce sui social è lo stesso del sito. Le campagne social puntano a landing page costruite con la stessa logica dei post. Il brand si esprime in modo uniforme su tutti i canali digitali.

Quella coerenza ha un valore reale per il cliente, che la percepisce come professionalità e come semplicità gestionale. Ha un valore reale anche per il social media manager, che diventa il punto di riferimento digitale del cliente invece di essere uno dei fornitori nella lista.

Blurr supporta i social media manager che vogliono costruire questa offerta integrata, gestendo la componente tecnica in modo completamente invisibile verso il cliente finale. Il social media manager mantiene la relazione e la direzione creativa, Blurr costruisce e mantiene il sito secondo gli standard tecnici necessari. Su blurr.it/chi-siamo/ trovi come strutturiamo queste collaborazioni.

Il modello economico: dall’abbonamento social al servizio completo

Per un social media manager, aggiungere il web alla propria offerta ha un impatto economico su due livelli distinti.

Il primo è il progetto iniziale. Il social media manager acquista l’intero progetto, design e sviluppo, a costo di produzione dal partner e lo rivende al cliente con un markup. Il suo contributo, la conoscenza del brand, la raccolta dei contenuti, la gestione della relazione, viene valorizzato nel prezzo finale senza richiedere competenze tecniche o creative aggiuntive.

Il secondo, più rilevante nel lungo periodo, è la manutenzione ricorrente. Un cliente che paga già un abbonamento mensile per i social è abituato al modello ricorrente. Aggiungere la manutenzione del sito al contratto mensile è una conversazione naturale che aumenta il valore del rapporto senza richiedere nuova acquisizione. Nel tempo, quella combinazione, social più web, crea una dipendenza virtuosa: il cliente ha tutto il suo digitale gestito da un unico fornitore e ha pochi motivi per cercare alternative.

Per approfondire come funziona il passaggio da freelancer a fornitore di servizi completi, leggi da freelancer ad agenzia: quando è il momento di delegare lo sviluppo. Per capire come gestire la relazione col cliente quando lo sviluppo lo fa un partner esterno, leggi come gestire i clienti quando lo sviluppo lo fa un partner esterno.

FAQ

Un social media manager può vendere siti web senza competenze tecniche o di design? Sì, affidando design e sviluppo a un partner tecnico white label che gestisce l’intero progetto in modo invisibile verso il cliente finale. Il social media manager porta quello che sa fare meglio: la conoscenza del brand del cliente, la gestione della relazione e la raccolta dei contenuti. Il partner si occupa di tutto il resto, dalla progettazione dell’interfaccia al codice. Il cliente riceve un prodotto completo da un unico fornitore di cui si fida già.

Come si gestisce una domanda tecnica del cliente che non si sa rispondere? Con un processo semplice: si riceve la domanda, la si trasmette al partner per una risposta precisa, si restituisce al cliente una risposta chiara entro un tempo definito. Non serve conoscere il codice, serve avere un processo. Con qualche progetto alle spalle quella routine diventa automatica e richiede pochi minuti.

Il white label funziona anche per landing page con tempi di realizzazione stretti? Sì, ed è uno dei contesti in cui il modello funziona meglio. Una landing page per una campagna social ha requisiti tecnici semplici e può essere sviluppata rapidamente con specifiche precise. Il social media manager fornisce i contenuti e le indicazioni creative, il partner sviluppa, e la campagna parte con un funnel completo invece che con un link alla homepage.

Come si propone il sito a un cliente che già segui per i social? In modo naturale, nel contesto della relazione esistente. “Noto che il tuo sito non è allineato con quello che stiamo costruendo sui social: posso gestirlo io, così tutto il tuo digitale parla la stessa lingua” è una proposta che risolve un problema che il cliente probabilmente percepisce già, anche se non lo ha mai esplicitato.

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