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Perché le agenzie di comunicazione dovrebbero esternalizzare lo sviluppo web

Un’agenzia di comunicazione non è una software house. Eppure molte si ritrovano a gestire sviluppo WordPress, debug, aggiornamenti plugin e richieste tecniche dei clienti, attività che non rientrano nel loro core business e che consumano risorse sproporzionate rispetto al valore che generano.

Il problema non è lo sviluppo web in sé. È che farlo internamente, senza le strutture giuste, costa più di quanto si incassi, in tempo, in energia e in opportunità mancate.

La trappola del “lo facciamo anche noi”

Le agenzie di comunicazione finiscono nello sviluppo web per una ragione comprensibile: il cliente lo chiede, e dire no significa rischiare di perdere il rapporto o di vederlo andare da un concorrente. Quindi si accetta, si trova il modo di consegnare, e nel tempo lo sviluppo diventa una parte del portfolio, anche se non è mai diventata una vera competenza strutturata.

Il risultato è un ibrido che non funziona bene in nessuna delle due direzioni. Lo sviluppo rallenta i progetti di comunicazione perché assorbe attenzione e risorse. E i siti consegnati non raggiungono il livello qualitativo di chi fa solo quello, perché non c’è il know-how tecnico per ottimizzare performance, struttura del codice e scalabilità nel tempo.

Il cliente nel frattempo riceve un prodotto medio da un fornitore che eccelle in altro. Non è una posizione sostenibile nel lungo periodo.

Cosa succede quando la comunicazione e lo sviluppo competono per le stesse risorse

In un’agenzia di comunicazione che gestisce sviluppo internamente, i due ambiti si contendono le stesse risorse, tempo delle persone, attenzione del management, budget per strumenti. Quando arriva un progetto web complesso in parallelo a una campagna importante, qualcosa cede.

Di solito cede lo sviluppo, perché la comunicazione è il vero business dell’agenzia e viene, giustamente, prioritizzata. Il sito slitta, il cliente si spazientisce, e l’agenzia si ritrova a gestire una relazione difficile su un progetto che probabilmente non stava marginalizzando bene nemmeno prima del ritardo.

Esternalizzare lo sviluppo rimuove questa competizione alla radice. La comunicazione resta il focus dell’agenzia. Lo sviluppo viene gestito da chi lo fa di mestiere, con tempi e processi dedicati, senza interferire con i flussi di lavoro interni.

Il margine che si perde gestendo lo sviluppo internamente

Le agenzie di comunicazione che fanno sviluppo in casa tendono a sottopricingarlo. Accade perché il costo reale del lavoro tecnico, il tempo del grafico che impara a usare WordPress, del project manager che gestisce i feedback tecnici, del titolare che risolve i bug a fine giornata, non viene mai contabilizzato in modo esplicito.

Il preventivo del sito viene costruito sul costo percepito, non sul costo reale. E il margine che sembrava accettabile in fase di offerta si assottiglia progressivamente durante l’esecuzione.

Con un partner tecnico white label il costo di produzione è definito e fisso. Sai esattamente quanto paghi per ogni tipo di progetto, puoi costruire il tuo markup in modo consapevole e difendere il prezzo al cliente con più solidità. Non stai più indovinando, stai applicando una struttura.

Il white label come strumento di posizionamento, non solo di efficienza

C’è una lettura del white label che va oltre l’ottimizzazione operativa: è uno strumento di posizionamento competitivo.

Un’agenzia di comunicazione che lavora con un partner tecnico di qualità può proporre ai propri clienti siti WordPress performanti, ecommerce strutturati, integrazioni API, senza doversi presentare come una web agency o costruire un team tecnico interno. Offre un servizio completo mantenendo la propria identità di agenzia di comunicazione.

Questo è rilevante perché il mercato premia la specializzazione. Un cliente che cerca un partner per la propria comunicazione vuole un’agenzia che sia brava in comunicazione, non una che fa tutto a metà. Poter dire “ci occupiamo noi di tutto, incluso il digitale, con partner tecnici selezionati” è una posizione più forte di “abbiamo anche un developer interno”.

Il white label nel contesto delle agenzie di comunicazione è quindi un vantaggio di posizionamento: permette di offrire un servizio completo senza diventare qualcosa di diverso da quello che si è.

Quali tipi di progetti si prestano meglio all’esternalizzazione

Non tutti i progetti web sono uguali dal punto di vista della complessità tecnica. Alcuni si prestano meglio di altri come primo passo verso l’esternalizzazione.

I siti istituzionali e i portfolio sono il caso più semplice: struttura definita, contenuti forniti dal cliente, nessuna funzionalità critica. Sono progetti dove la qualità del design, che l’agenzia di comunicazione gestisce internamente, pesa più della complessità tecnica. Il partner sviluppa fedelmente quello che l’agenzia ha progettato.

I siti con ecommerce, aree riservate o integrazioni con gestionali sono invece esattamente i progetti in cui il gap tra un’esecuzione tecnica mediocre e una professionale si vede di più, e dove l’esternalizzazione genera il valore maggiore. Un ecommerce mal sviluppato crea problemi al cliente per anni. Uno ben strutturato diventa un asset. Pochi studi di comunicazione hanno internamente le competenze per garantire quel livello su progetti complessi.

Come presentare il modello al cliente senza perdere credibilità

La preoccupazione più comune tra le agenzie di comunicazione che valutano l’esternalizzazione è questa: cosa dico al cliente? Come spiego che il sito lo fa qualcun altro?

La risposta è: non lo spieghi, perché non è rilevante per il cliente. Il cliente acquista un risultato dall’agenzia con cui ha una relazione, non dalla catena di fornitura che lo produce. Come un’agenzia pubblicitaria non dichiara quale tipografia stampa i suoi materiali, un’agenzia di comunicazione non è tenuta a dettagliare la struttura tecnica dietro un progetto web.

Quello che il cliente vuole sapere è: il sito sarà fatto bene? Sarà consegnato nei tempi? Avrò un interlocutore chiaro per qualsiasi problema? Con un partner white label strutturato, la risposta a tutte e tre è sì, e sei tu a garantirlo, non il partner.

Per approfondire come funziona il modello nella pratica, leggi cos’è il white label nel web design e come si differenzia dal subappalto tradizionale in questo articolo.

Se vuoi capire come Blurr lavora concretamente con le agenzie di comunicazione, dal primo brief alla consegna finale, il punto di partenza è blurr.it/chi-siamo/: 17 anni di sviluppo WordPress white label, oltre 130 agenzie e studi serviti.

FAQ

Un’agenzia di comunicazione può offrire sviluppo web senza avere developer interni? Sì, ed è un modello sempre più diffuso. Lavorando con un partner tecnico white label, l’agenzia gestisce la relazione col cliente, il design e la strategia, il partner sviluppa in modo invisibile. Il cliente finale riceve un servizio completo senza sapere della struttura tecnica dietro.

Come si calcola il prezzo di un sito web da rivendere con il white label? Il partner fornisce un costo di produzione definito per tipo di progetto. L’agenzia aggiunge il proprio markup, tipicamente tra il 40% e il 80%, in base al valore del servizio nel proprio mercato e alla complessità della relazione col cliente.

Il partner white label può interferire nella relazione con il cliente finale? No, se il contratto è strutturato correttamente. Un partner professionale non contatta il cliente finale, non appare in nessun documento consegnato e non rivendica visibilità sul progetto. Tutta la comunicazione col cliente passa esclusivamente attraverso l’agenzia.

Quanto tempo ci vuole per rodare la collaborazione con un partner tecnico esterno? Con un processo di onboarding strutturato, già dal secondo o terzo progetto il flusso diventa fluido. La variabile principale è la qualità del briefing: più è preciso, più il partner può lavorare in autonomia senza richiedere chiarimenti continui.

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